venerdì 7 marzo 2014

A tutto mondo!

New York Addicted.

Luci perenni, colori accecanti, spintoni.. no, non sto per raccontarvi la mia esperienza in un rave party, ma della mia capatina a New York.
La zia di mia madre era una emigrata dell’età pionieristica degli anni ’60 o giù di lì. Ai tempi lei e suo marito emigrarono per cercare un lavoro sicuro visto che in italia ( e men che meno in Sicilia) stavano patendo la fame. La loro intenzione non era di restare e piantare radici, ma quando gli anni passarono e i loro figli cominciarono a chiamarli “dad” and “mam”, allora capirono che la loro vita era stata travasata in un vaso un po’ più grande chiamato “ continente”. Quando per la prima volta ho potuto fare il mio viaggio intercontinentale, non avrei mai pensato che i miei zii, che avevano ormai dei figli e dei nipoti miei coetanei, parlassero così bene il siciliano: per certi versi è stata una benedizione, non credo che avrei retto per un mese a parlare sempre una lingua che non m’è familiare, d’altro canto la cosa mi divertì parecchio. Immaginatevi di parlare nel centro di Times Square, in mezzo a uomini che concludono affari a nove zeri e top-model di Vogue con i vostri parenti e in siciliano-stretto: uno spasso. Tecnicamente gran parte di loro viveva nel New Jersey, ma per mia fortuna qualcuno a New York, ed ecco come ho potuto fare avanti e indietro dai vari ponti che collegano l’isola di Manhattan con il resto del mondo. Non credo di poter parlare delle vere abitudini di un americano doc perché vivevo con degli ex-siciliani, questo vuol dire che a pranzo non m’è mancata la pasta con salsa e melanzane e caffè espresso a tutte le ore; tuttavia ho classificato qualche loro caratteristica che sicuramente distingue molto la loro vita dalla nostra:
  1. Ma come si vestono? Ecco, una delle cose che maggiormente salta all’occhio è l’abbigliamento. Mi chiedo: ma se un uomo medio porta la M, sebbene le nostre taglie e le loro siano diverse, perché portare indumenti 4 o 5 volte più grandi? Inizialmente addirittura credevo che stessero indossando delle tuniche, come dei prendisole che si usano soltanto d’estate. Per le donne non c’erano grandi differenze, ma per i ragazzi tutta un’altra storia. A cominciare dai boxer: posso capire abitudini e storie diverse, ma mi dovranno spiegare cosa ci trovino di comodo in quei bermuda sotto i pantaloni. Non sono proprio delle mutande! E’ come sei io normalmente la mattina sotto i pantaloni decidessi di indossare diciamo un costume bermuda: adesso avrete capito.
  1. Cibo. Beh, io sono un “american inside”. Per me il cibo era perfetto. Vero è che 4 anni fa pesavo 20 kg di più, ma sono quasi certo che l’America abbia contribuito parecchio alla mia silhouette. La mattina si mangiano salsicce, uova, bacon.. e devo dire che anche a casa dei miei parenti, ex mangiatori di sfingi ala ricotta e pezzi di rosticceria, questa usanza viene osservata. Non so quale reazione chimica faccia breccia nei loro stomachi e palati tale da fargli smuovere questo “appetito mattutino”. Sarà che lì hanno degli orari completamente stravolti dai nostri: la mattina colazione super calorica, pranzo spicciolo consumato rapidamente a mo’ di spuntino con la tavola priva di tovaglia,infine si cena come si deve. Niente a che vedere con le nostre abitudini: per noi la mattina c’è il dolce, come una merendina mulino bianco o le gocciole pavesi, oppure uno yogurt, un thè caldo o latte con cereali; a pranzo PASTA e non si discute:è importante.
  1. Moda. La prossima volta che vedrò una persona elegante passeggiare per le vie del centro con una borsa semi-firmata e un foulard colorato le dirò: “senta, ma si sente uscita dalla copertina di Vogue?”. Purtroppo necessitano certi tipi di rimproveri quando a Times Square vedi camminare la gente. Non ho rivisto in nessun’altra città ( salvo forse a Parigi) certe griff nei capi delle persone. Basta fare una passeggiata nel cuore della 5th avenue per capire che New York è moda. Stiamo parlando di una passerella continua che si intreccia per le vie della città tra gli scatti dei turisti che si improvvisano paparazzi e tra il background unico che soltanto New York può offrire. 
Qualche altra caratteristica ci sarà da poter elencare, ma non voglio dilungarmi troppo, d’altronde siamo a New York: qui si corre.E corriamo.
E’ una città “nuova” nel senso che non vanta di una storia artistica plurisecolare come la nostra bellissima Capitale, tuttavia gli architetti più importanti del mondo si sono dati da fare e devo dire che hanno fatto davvero un buon lavoro. Personalmente le attrazioni che ho amato di più sono: l’Empire, la Statua della Libertà e il Chrysler building. Ho fatto una piccolissima, striminzitissima, banalissima cernita perché le cose da vedere ci sono e sono tantissime e non basterebbe un post forse nemmeno tutto il blog per poterne parlare. Vi chiederete il perché di questa scelta..L’Empire per lo spettacolo mozzafiato che offre: ho avuto la fortuna di poter salire fino all’86esimo piano sia di giorno che di notte e le differenze sono abissali. Se di giorno, sotto il tepore dei caldi raggi di un sole che vi sembrerà vicino quasi da toccare, resterete ammaliati dallo splendore
Spettacolo diurno.
di una città così colorata, multietnica, squarciata nel cuore da un polmone verde chiamato Central Park e piena zeppa di strade,cunicoli e viottoli straripanti di simpaticissimi taxi color giallo canarino.. di notte vi rassegnerete allo spettacolo pirotecnico migliore nella storia degli spettacoli pirotecnici. Tutti le finestre dei grattacieli, dei palazzi, dei musei, tutti i lampioni della strade, dei ponti, dei parchi.. tutto sarà illuminato. E queste luci piccole ma luminose si uniranno per creare un cielo stellato ma in terra, proprio sotto di te!Il MetLife Building,l’ufficio della Nazioni Unite, il Trump Building e tutti gli altri famosissimi edifici dove l’uomo ragno scacciava un riposino non vi sembreranno poi tanto lontani, sarà per voi automatico stendere il braccio con l’istinto di volerli toccare..Non riuscirete mai ad immortalare in nessuna reflex lo splendore di quel paesaggio che vi lascerà un segno di sé proprio dentro le memorie dei vostri ricordi..sarà uno di quei pensieri che vi accompagnerà sempre e vi farà ricordare di quanto sia bella la grande mela. 
Spettacolo notturno.
La statua della Libertà è.. così simpatica! Sono rimasto parecchio deluso dalle sue dimensioni: è molto più piccola di quanto ne sapessi, e un po’ “piatta” di contenuti. Tuttavia non sottovalutatene il fascino: è unico. Da qualunque parte vi giriate a guardare l’Hudson, il fiume che circonda l’isola di Manhattan, lei sarà lì nel suo insolito gesto simile a un saluto. Gli occhi di tanti immigrati l’hanno ammirata da lontano, nel loro terribile viaggio in nave che durava fino a qualche mese in condizioni spesso pietose, e ne vedevano un faro di speranza per quella vita migliore che stavano cercando.. e che hanno trovato.In realtà non ho molte spiegazioni per dire che il Chrysler Building sia uno dei miei preferiti: lo è e basta. In ogni film e serie tv ambientata nell’Isola si vede, e ha il suo fascino devo dire. Mettersi giù, ai suoi piedi, magari vicino a un chioschetto di hot-dog come mi è capitato, e alzare la testa urtando tutte le cervicali del collo e solo per amminarne la vetta.. credetemi ne vale la pena!Ma New York ha un milione di posti da vedere: non può mancare una capatina alla simpaticissima Little Italy, dove pullulano tanti ristoranti con nomi anche assurdi e con all’ingresso un simpatico “italiota” che ti invita ad entrare e ti fa la festa se riconosce la tua nazionalità; nei pressi troverete anche China Town, forse una delle più grandi che abbia mai visto, quasi una continuazione con Little Italy piena di bancarelle e chioschetti di frutta e verdura..non può mancare una passeggiata all’interno del bellissimo e verdissimo Central Park, c’è da chiedersi come sia possibile che una città bella ma ricca di palazzi come New York abbia trovato lo spazio per accogliere un parco così grande e curato quando in città come la nostre,nate proprio in mezzo a una fauna ricca e fertile, dobbiamo
meravigliarci quando aprano un piccolo parco laddove non sono riusciti a creare un posteggio. E non potrete non fare un salto alla bellissima cattedrale metropolitana di San Patrizio, un bellissimo monumento neogotico situato proprio nella lussuosissima 5th avenue e vicino al Rockefeller Center pieno di edifici commerciali. E poi il Metropolitano Museum of Art, l’American Museum of Natural History, la New York Public Library e altri edifici dove poter conoscere, imparare, e leggere sono tutti presenti tra le enormi strade della grande mela, che aspettano soltanto di essere visitati, immortalati con una polaroid o semplicemente di poter ospitare qualche passante per un riposino tra i loro monumentali ed enormi scalinate.E poi c’è Times Square, c’è Broadway.. non credo che sia necessaria una mia presentazione: LORO sono New York…
Cosa altro dire? Ho avuto la fortuna di poter andare due volte volte in America e poter vedere New York più volte durante questi due viaggi, ma in nessuna delle mie visite alla city posso dire di essermi sentito soddisfatto o sazio. Perché New York è un cibo prelibato, sofisticato  che non va gustato o assaporato perché sarebbe un peccato mangiarlo..mai vi potrete dire “sazi” di una città così bella e potente. Ogni volta che ( spero per voi) ci andrete e ritornerete, sentirete l’esigenza e la voglia di doverci ritornare e ritornare ancora. 


-Stefano.

mercoledì 5 marzo 2014

Hollywood si tinge di magia!


 3 Marzo 2014: Hollywood trema. La serata più importante dell’anno ha inizio e siamo tutti incollati davanti lo schermo nonostante la tarda ora italiana.
Perché si sa: la curiosità è tanta e sapere che c’è in corsa un film italiano fa salire ancora di più l’adrenalina. E’ come se fossimo catapultati in una realtà così lontana da noi ma tanto sognata. Ci siamo immedesimati in quei corpi scolpiti e fasciati da abiti che mai avremo, ma sognare non costa nulla e quindi perché non farlo almeno una volta l’anno?! Che la fiera del lusso abbia inizio! Per noi ragazze soprattutto, ma anche i maschietti in quest’occasione non sono da meno, non c’è niente di più bello che ammirare le mise delle star, quindi adesso vi elencherò quelli che secondo il mio gusto personale sono stati gli outfit che non possono assolutamente passare inosservati.Ovviamente la bellezza disarmante della maggior parte delle star e la cura dei preparativi fanno da cornice alle fantastiche creazioni degli artigiani della moda che aspettano l’ EVENTO dell’anno e fanno a gara per vestire il maggior numero di celebrità.E quest’anno hanno fatto davvero un bel lavoro. Come miglior look femminile mi sento di dover incoronare la grandissima Angelina Jolie, insignita per i suoi grandi impegni umanitari,che con l’abito firmato Elie Saab ha illuminato l’intera sala e ha spiccato sul Red Carpet. La vincitrice dell’Oscar come miglior attrice protagonista del film Blue Jasmine Cate Blanchett ha indossato un abito Armani privè che esaltava perfettamente la sua bellezza acqua e sapone e bene si sposava alla sua età. Vamp come sempre, la camaleontica Lady Gaga anche in questa circostanza ha fatto puntare su di lei i riflettori: vestito Versace, acconciatura classica,ma bellissima e mai banale. Miglior attore protagonista Matthew McConaughey dopo aver perso 23 chili per interpretare il suo ruolo nel film Dallas Buyers Club, ha ritirato la tanto attesa statuetta con uno smoking bianco accompagnato da un papillon e una pochette nera. Molto semplice ma molto raffinato.Tra i grandi escussi di quest’anno American Hustle e the Woolf of Wall Street: Jennifer Lawrence e Di Caprio erano comunque raggianti e meravigliosi. Peplum dress rosso di Dior per lei e smoking scuro, impeccabile per lui. Tra gli ospiti non posso non citare Penelope Cruz che indossava uno splendido abito cipria Giambattista Valli.Ma protagonista indiscusso di questa serata è stato il film di Cuaròn “Gravity” ha vinto 7 oscar che ha visto come attori principali un George Clooney  e una Sandra Bullock superlativi. Quest’ultima definita dallo stesso regista “gravity”  indossava un incantevole Alexander McQueen che esaltava le sue forme e la sua eleganza. Tra i peggiori look mi sento di dare l’Oscar a Liza Minnelli,diciamo che l’azzurro fluo non le donava molto e poco si addiceva alla sua ormai avanzata età.Per l’Italia è arrivato il grande trionfo. La grande Bellezza ha stravinto, Sorrentino ha saputo fare breccia nel cuore e nei sentimenti del pubblico e la sua genialità è stata premiata. 

Come ogni anno è stata una serata magnifica,piena di emozioni,di lacrime di gioia e di delusione dei risate a crepapelle. Il selfie delle star rimarrà nella storia degli oscar, e in una realtà così tanto difficile e così problematica è bello potersi alienare e perché no sentirsi parte di un qualcosa di magico come solo il Red Carpet può essere!



 -Federica 








venerdì 28 febbraio 2014

Accettare o non accettare? Questo è un dilemma.


Sudore freddo, insonnia, disturbi intestinali e annessi.. No, non sto leggendo il quadro clinico di un ricoverato all’ospedale, bensì un’anamnesi della vita di un “universitario tipo”. Quando andavo al liceo invidiavo chi già avesse superato quella “fase” e credevo che sarebbe stato bellissimo potersi svegliare a qualsiasi ora la mattina, poter uscire tutte le sere bevendo senza indugio, studiare senza patire l’ansia costante del giorno dopo e senza seguire la scaletta del “diario”.. che cantonata.
La vita “dell’universitario tipo” è fatta di ritmi pazzeschi: confesso che si può (anche) uscire tutte le sere e bere senza indugio, ma la sveglia suona puntuale ogni mattina e soprattutto lo studio non è poi così arbitrario come pensavo. Niente a che vedere con lo stupido pagellino di metà semestre: qua si parla di vita, e di morte. In tre mesi quando si è fortunati si tratta di studiare e ripetere ( e studiare e ripetere e ancora studiare e ancora ripetere fino a qualche ora prima dell’esame) interi programmi, su pagine, su tomi, su antologie di materie diverse che si intrecciano e combinano fino a diventare essenza e linfa stessa della giornata. Lo studio e la ripetizione sono interrotti soltanto dal fischio della caffettiera dopo il pranzo e dal bollitore per il thè delle cinque o dalle telefonate disperate fatte con gli altri che come te stanno patendo e scontando come una pena inflitta questo periodo pieno di angoscia e paura. Si, angoscia e paura. Perché io non ci credo alla leggenda di altri ragazzi “universitari-tipo” che studiano con calma, di quelli che riescono a finire di ripetere fino a due giorni prima dell’esame ed esaurire il loro livello di preparazione/soddisfazione tanto da non studiare il giorno prima dell’esame stesso.
Bella beffa, bella fregatura.. Il quadro clinico del povero “universitario-tipo” sembrerebbe essere già fin troppo sofferente, ma il sacrificio e la disperazione non sono nemmeno la punta dell’iceberg. Quando finalmente, o forse purtroppo, arriva il giorno dell’esame noi nemmeno possiamo immaginare che ci aspettino almeno dalle cinque alle dieci ore di attesa mista ad ansia seduti nella stessa aula dove professori e soprattutto assistenti fanno una vera e propria carneficina. Dopo aver fatto l’appello, i “leoni” chiamano ad uno ad uno gli “agnelli", a volte in ordine sparso ma spesso in ordine alfabetico (andatelo a raccondare al povero sfigato che ha il cognome che comincia per “Z”), per fare uno stillicidio. E’ come un sacrificio.. percorrere quella “navata” che ti immola dritto dritto dentro le fauci di un mostro che può essere a una, a due o addirittura a tre teste ( quindi tre assistenti per chi non avesse seguito la mia immaginazione). Quelli che per te sono secondi (per gli altri invece ore) sono forse gli attimi più importanti almeno di quella sessione: in poche battute si gioca tutto il sacrificio fatto, il caffè consumato, le notti insonni e i fiati sprecati.. In un ben che non si dica arriva il momento in cui l’assistente può c’entrare quell’unico argomento che hai ripetuto bazzicando, o che forse per sbaglio avevi saltato, o per distrazione sottovalutato.. e in un secondo, se non vieni bocciato purtroppo vieni almeno decapitato.. e il voto già scende sotto il 24. Ma devi essere fortunato: l’assistente deve appartenere alla metà “ buonista “ perché se per caso, e mentre lo dico sto toccando il ferro e facendo dieci spergiuri, ti dovesse capitare l’assistente “ stronzo” ( è una definizione, scusate il linguaggio colorito) allora.. allora è bene che fingi un malore, ti “prendi le pezze” e tendi la mano. Poi ti alzi, ti volti, tieni le lacrime, tiri qualche sospiro e.. te ne torni a casa. Il libro tanto ti starà aspettando, non se ne sarà andato. Sarà ancora li, sulla scrivania, come un cane che scodinzola la coda e spera che tu lo accarezzi sul dorso.. E dovrai accarezzarlo, e farlo mangiare, e uscire e giocare.. Ti rimbocchi le maniche, e ricominci da capo..E’ stata una triste visione di come potrebbe andare l’esame. Sono sicuro che per la maggior parte di voi che starete leggendo in realtà l’esame sarà un modo per sfogare una tensione accumulata e che si conclude a lieto fine, con un voto mediocre o superlativo che si stampa sul libretto in modo indelebile e accresce vertiginosamente la propria autostima. Altre volte invece il dramma shakesperiano dell’ accettare o non accettare un voto mediocre vi può far raccogliere le forze sufficienti per essere onesti con voi stessi e riconoscere se un voto basso può essere un modo per superare un esame dove avete studiato poco per fortuna, o un voto immeritato che va rifiutato per ripreparare la stessa materia ma stavolta dimostrando all’assistente e a voi stessi che meritavate di più..Perché la vita di noi universitari è un “pendolo che oscilla” tra l’ansia, lo stress e l’esame: ma comunque la si affronti, la vita, in un modo o nell’altro va avanti fino a raggiungere il traguardo. E qualunque voto finale possa essere, per quanto mi riguarda resta soltanto un numero perché dietro a quella votazione ( più o meno meritata: questo è opinabile) si nascondono le stesse fatiche, le stesse notti insonni, gli stessi sudori freddi e malori intestinali.. si nascondono gli stessi anni a studiare sui libri, e a collezionare esperienze che un giorno ci vedranno protagonisti del lavoro che, spero per tutti, abbiamo sognato e meritato.
-Stefano.


mercoledì 26 febbraio 2014

L'arte della seduzione.

In psicologia e sociologia, e nel linguaggio comune, per seduzione si intende il processo con cui una persona ne induce un'altra, deliberatamente, a intraprendere una relazione di natura sentimentale o sessuale. Il termine deriva dal latino se-ducere e significa letteralmente "portare a sé", "condurre fuori dal retto cammino". Coerentemente con la sua etimologia, il termine può conservare una valenza negativa (tentare qualcuno a far qualcosa che non vorrebbe normalmente fare), ma viene anche usato in senso neutro o positivo (affascinare). 
 Uno sguardo,un gesto,un semplice movimento, tutto può essere seducente dipende soltanto dal modo in cui è fatto. 
Molti parlano di tecniche  di seduzione, per ammaliare il proprio partner,io credo invece che non esista nessun metodo per attrarsi, ma soltanto consigli a cui rifarsi.
La seduzione è qualcosa che viene da noi stessi, qualcosa che ci rende irresistibili, un atteggiamento naturale,diffidate da comportamenti costruiti che vi renderanno soltanto innaturali e per niente attraenti!
Quindi se volete sedurre il vostro partner incuriositelo: uno sguardo ammiccante, un vestito che lascia spazio all'immaginazione....e mi raccomando non sottovalutate mai la forza e la potenza del profumo....scegliete quello che più vi si addice e vedrete che anche gli altri ne saranno inebriati!
Essere belli e perfetti non è la condicio sine qua non per essere seducenti, quello che conta realmente è essere sicuri di sè,poi tutto il resto viene da solo!
Se agli uomini basta uno sguardo da furbetto e dei bei capelli per essere irresistibili,come il dottor Stranamore ci insegna,ovviamente per noi ragazze è tutto molto più complicato, e come sappiamo bene il lavoro che ci renderà irresistibili è davvero arduo:

-iniziamo dall'abbigliamento: mai cadere nel volgare. Se abbiamo una scollatura profonda allunghiamo l'orlo della gonna. Via libera alle trasparenze, l'effetto vedo non vedo rimane sempre molto eccitante; 

-tacchi,tacchi,tacchi....quelli sì che fanno miracoli. basta indossarli per sentirci subito più seducenti e accattivanti;
-mi raccomando la lingerie....parola d'ordine OSATE,senza mai esagerare: pizzi,guepiere, autorreggenti,sete e corsetti sono i benvenuti. Indossate quello che più rispecchia la vostra personalità e certamente farete un figurone;
-infine il trucco: esaltate la vostra bellezza e femminilità magari con un bel rossetto dalla tinta decisa oppure incorniciate ed esaltate il vostro sguardo!


"Quando non si tratta che di amarsi, non c’è nessun pericolo di lasciarsi reciprocamente sedurre dallo charme e dalle qualità l’uno dell’altro." quindi l'unica cosa che mi sento di dire è di lasciarvi andare. Cercate dentro voi stessi l'arte della seduzione che meglio vi si addice e soltanto così riuscirete ad essere impeccabili ai vostri e agli occhi degli altri.
Prima di salutarvi vorrei lasciarvi con quelli che secondo me sono IL seduttore e LA seduttrice per eccellenza del momento: Scarlett Johansson e Patrick Dempsey 



La seduzione non è per il luogo del desiderio. E’ quello della vertigine, dell’eclissi, dell’apparizione e della sparizione.Jean Baudrillard, Della seduzione
-Federica

venerdì 21 febbraio 2014

Perchè Sanremo è Sanremo!!!



Il Festival di Sanremo nasce negli anni '50, era da poco finito il secondo conflitto mondiale, radio e televisioni stavando diffondendosi a macchia d'olio e il Festival della canzone italiana divenne un appuntamento annuale prestigioso e imperdibile. Sono ormai passati più di sessant'anni ma ogni anno l'attesa per il grande evento non sembra diminuita e ogni febbraio posizionarsi davanti la tv magari con amici e parenti per commentare, spettegolare, aspettare l'ospite tanto atteso sembra un rito da seguire alla lettera.
Così ho deciso di scrivere quest' articolo, ma voglio parlarvi di ciò che mi ha colpito di più, quali secondo me sono state le canzoni più belle e più brutte, i  look più apprezzati e quelli più criticati, le vallette migliori e i conduttori peggiori.
Simona Ventura 
Tutti ricordano il Festival condotto da Pippo Baudo sicuramente un'istituzione,ma oggi è il caso di cambiare e così la decisione di affidarne la conduzione a personaggi più giovani è stato un bene. Bonolis ha fatto un ottimo lavoro, mi è piaciuta tantissimo quell'edizione e anche fabio Fazio e Lucianina non sono da meno. Ricordo ancora il monologo fatto dalla Litizzetto l'anno scorso contro la violenza sulle donne,toccante e profondo a discapito di tutti quelli che dicono che è capace soltanto di dire parolacce in tv, ma molto spesso l'ironia non è capita da tutti. Edizione a mio avviso peggiore è stata quella condotta da Simona Ventura, alla quale veramente non si addiceva assolutamente una trasmissione di questo calibro.
Autieri,Gerini con Little Tony e Bobby Solo
 Il palco dell'Ariston è stato anche un trampolino di lancio per moltissime showgirl ,da Sabrina ferilli, Eva Herzigova, Valeria Mazza, Paola Cortellesi, Vittoria Cabello , ma secondo me le più brave vallette che ci siano mai state sono Serena Autieri e Claudia Gerini. ormai due attrici affermate, volute da registi di un certo calibro come Castellitto e fratelli Vanzina hanno reso il Festival frizzante, coinvolgendo il pubblico cantanto e ballando e con la loro simapatia e bellezza disarmante.
Adesso veniamo a noi... non poteva certamente mancare un riferimento alla moda e ai look più amati e più odiati!! Diciamo che la maggior parte di conduttrici,conduttori e vallette sono sempre vestiti in maniera impeccabile, ma gli abiti sfoggiati da Belen Rodriguez e Elisabetta Canalis  mi hanno davvero fatto sognare....non riesco a dimenticare quel favoloso Versace bianco argento  indossato dalla Canalis che ha lasciato tutti senza fiato e il regale abito nero firmato Alberta Ferretti di Belen.
Che dire poi dell' incantevole Bianca Balti che ha sfoggiato dei Dolce e Gabbana a dir poco mozzafiato...quello rosso in pizzo era davvero un sogno e tutte abbiamo sognato di essere lei almeno quella sera!
Belen in Ferretti

Canalis in Versace

Bianca Balti


Ahimè ancora una volta la Ventura sarà criticata, ma stavolta per il suo look... per niente elegante e per niente adatto a quel teatro che ha visto protagonista la finezza e la semplicità di grandi donne come Edwige Fenech.
E adesso veniamo alla musica, voglio partire da quella che secondo me è stata la "canzone" peggiore di tutti i tempi "Italia amore mio" di Emanuele Filiberto, per parlare di quello che secondo me è stato uno dei brani più esilaranti mai ascoltati "La canzone monotona",una canzone così semplice ma anche così complessa all'orecchio degli esperti.
Le canzoni belle sono state moltissime e sarebbe difficile elencarle, "Luce" di Elisa fra tutte, Max Gazzè ci  ha stupito nel 1999 con    
"Una musica può fare",Giorgia ci ha incantati come sempre....ma vorrei ricordare quello che secondo me è stato uno dei cantautori italiani più bravi: Luigi Tenco, di cui non si parla molto spesso. Un maestro della musica italiana, uno di quelli che ha scritto le più belle canzoni d'amore,uno di quelli che ha lasciato il segno ma che forse non è stato capito e apprezzato come meritava
" io sono uno che sorride di rado,questo è vero,ma in giro ce ne sono già tanti che ridono e sorridono sempre,però poi non ti dicono mai cosa pensano dentro" Luigi tendo, "Io sono un uomo" (1966) .
-Federica

mercoledì 19 febbraio 2014

Noi Siamo Infinito

L’adattamento cinematografico del libro “The Perks of Being a Wallflower" ossia “Ragazzo da parete” di Stephen Chbosky. Io vi parlerò del film.Confesso di averlo visto perché ho riconosciuto qualche attore, e generalmente parto dall’equazione: buoni attori = buoni film, e qui ci lavorano attori del calibro di Emma Watron, Logan Lerman e Paul Rudd. Spesso l’equazione suddetta mi ha deluso, ma non è questo il caso. La pellicola parte dal classico cliché americano del ragazzo un po’ sfigato che fa il suo ingresso nel classico liceo, picchiato e deriso, che si vergogna di essere brillante e interessante per l’hobby più classista di tutti: la lettura. Un ragazzo che ha dei problemi, che durante l’estate ha vissuto col lutto per la morte del migliore amico che ha deciso di suicidarsi, e che da tutta l’adolescenza è affetto da terribili visioni che hanno cominciato a tormentarlo dalla morte della sua cara zia Ellen in un tragico incidente. In quella notte cominciarono ad assalirlo tutta una serie di flashback nei quali si sente colpevole per la sua morte..

Il liceo, come tutte le sitcom ci hanno insegnato negli unici momenti dove non facevano ridere, è un incubo: immagino che lo sarebbe stato anche per me se fossi nato nel “continente” : diciamo allora che mi ritengo “fortunato” di essere nato soltanto a Palermo. D’altronde la verità è che viviamo in una società dove la preoccupazione più grande è data dal sentirsi appropriati per gli altri, e forse un po’ meno per sé stessi; non ci possiamo spesso prendere il lusso di mostrare la nostra vera identità perché il rischio è di sembrare “diversi” piuttosto che “unici”. E per gli adolescenti è anche peggio: spintoni e offese gratuite per il povero Charlie, ragazzo che già di problemi ne ha abbastanza. Non avrebbe mai potuto sperare di conoscere Sam, e il suo fratellastro Patrick: due ragazzi dell’ultimo anno un po’ “schizzati” che imparano a conoscere lui e i suoi problemi.. quando scoprono anche la sua triste storia allora decidono di aiutarlo semplicemente facendolo entrare nel loro gruppo, offrendogli la loro sincera amicizia. Un gesto così gratuito, spontaneo e sincero che come tutti gli altri gesti low-cost sembra esser diventato un inutile lusso nemmeno più tanto scontato. Eppure per Charlie cambia tutto: impara a confrontarsi con altre teste, a conoscere buona musica e a non fidarsi dell’aspetto invitante e saporito dei brownies.. specialmente se l’ingrediente segreto è la marijuana. Le droghe leggere, lo sballo e le feste del sabato sera fanno da sfondo a quel mondo dorato che gira intorno alla bellissima Sam. La spumeggiante ragazza dell’ultimo anno rapisce il cuore del piccolo protagonista un po’ meno sfigato di prima, che presto si mostra essere un amico leale e sincero, anteponendo la gioia e la felicità degli altri alle proprie emozioni. 



E così arriva anche l’amore ma sfortunatamente per lui, non quello di Sam ma di Mary Elizabeth, una ragazza buddista e tutta pepe che con la sua esuberanza procura forse la prima dose in intolleranza-sociale nelle relationship di Charlie.. quindi la rottura. Purtroppo rompere con una ragazza di un gruppo “nuovo” di amici spesso significa dover rompere con tutta la combriccola.. normalmente è così che va la vita: passi avanti. Ma se già normalmente per una persona “sana" la cosa può essere snervante e opprimenti, per il povero Charlie,che dalla vita ha già avuto la sua buona dose di rogne, allora questo significa depressione. Non è facile per lui superare la rottura con gli unici amici che avesse mai avuto, tornare al tavolo del pranzo solo come nei primi giorni di liceo, e ad essere deriso dagli altri senza aver nessuna spalla su cui piangere. Ma la fortuna gira dalla sua parte, e in un momento di stress e forte tensione è l’unico in grado di difendere Patrick, il fratellastro di Sam, nel momento del bisogno, picchiando di santa ragione i suoi oppressori sfogando forse tutta la rabbia e la tensione accumulate in quei giorni di solitudine e guadagnandosi la fiducia degli amici che aveva perso.Quando l’anno finisce, i suoi amici più grandi e dell’ultimo anno partono ognuno per la sua strada.. E’ allora che Sam si apre con lui, e gli confessa di sentirsi capita e amata da quel piccolo ragazzo che la rispetta più di ogni altra persona e la rende felice e speciale allo stesso tempo.. trascorreranno la notte insieme. La notte prima della sua partenza.E quando lei sarà partita, ovviamente per Charlie arriverà il crollo nervoso. Il crollo della solitudine, dello stress subito e delle rogne dell’adolescenza che continueranno ad affollare la sua mente confondendosi in una matassa così fitta da non far connettere più la ragione al resto della realtà.. sarà dopo quest’ultimo crollo nervoso che finalmente Charlie capirà che il suo “autismo” emotivo sarà stato il frutto degli abusi sessuali subìti da bambino dalla zia che tanto aveva amato e che l’aveva lasciato, perdendo la vita nell’incidente, ancora innocente e confuso, pieno di domande che non avevano trovato mai risposta, e che crescendo erano solo diventate dei dubbi infernali che gli impedivano di parlare in pubblico e di relazionarsi con chicchessia. Sarà soltanto dopo quell’ultimo crollo emotivo che finalmente Charlie capirà che la sua vita, grazie alle esperienze di quell’ultimo anno che l’avevano fatto innamorare di Sam e far parte di quel gruppo di persone un po’ pazze ma divertenti, non era affatto una “storia triste", una di quelle che non avrà mai un lieto fine. Farà suo il senso della frase che il caro professore di scrittura al liceo gli disse:"Non possiamo scegliere da dove arriviamo, ma possiamo scegliere da dove andare da lì in poi". E Charlie vuole vivere, e amare, e crescere, e parlare, e leggere, e scrivere.. scrivere di lui, di loro. Capirà che lui, loro, sono infinito. E lo saranno sempre.
Uno dei pezzi forti film, a mio parere, è la colonna sonora. Se qualcuno di voi fosse interessato può scaricare ogni singolo brano della playlist che segue:
1. The Samples - Could it be another change
2. Dexys midnight runners - Come on Eileen
3. Galaxie 500 - Tugboat
4. New order - Temptation 
5. The innocence mission - Evensong
6. The smiths - Asleep
7. Cracker - Low 
8. Sonic youth - Teenage riot
9. XTC - Dear God
10. Cocteau Twins - Pearly- Dewdrop's Drops
11. Michael Brook - Charlie's last letter
12. David Bowie - Heroes.
Sono tutte tracce bellissime a mio personale giudizio, pezzi che non possono mancare nell’ipod e che danno la carica giusta per affrontare una giornata storta.
Infine dimenticavo di dirvi che il libro, in realtà, è in forma epistolare e nel film s’è cercato di lasciare inalterata la forma con la quale Charlie comunicava con il suo vero “IO” nascosto e represso, incapace ancora di comunicare col resto del mondo; così ho deciso di lasciarvi con l’ultima lettere che Charlie scrive a sé stesso:

"Caro amico, non so se avrò tempo di scrivere altre lettere perché forse sarò troppo impegnato a cercare di partecipare, quindi se questa dovesse essere l’ultima lettera voglio che tu sappia che non stavo per niente bene prima di cominciare il liceo e tu mi hai aiutato. Anche se non sapevi di cosa parlavo o non conoscevi nessuno che aveva questi problemi, non mi hai fatto sentire solo. Perché io so che ci sono persone che dicono che queste cose non esistono, perché ci sono persone che quando compiono diciassette anni dimenticano com’è averne sedici, so che queste un giorno diventeranno delle storie e le immagini saranno solo delle vecchie fotografie e noi diventeremo la madre ed il padre di qualcuno… Ma qui, adesso, questi momenti non sono storie, questo sta succedendo, io sono qui, e sto guardando lei, ed è bellissima. Ora lo vedo, il momento in cui sai di non essere una storia triste, sei vivo. E ti alzi in piedi, e vedi le luci sui palazzi e tutto ciò che ti fa sentire vivo e senti quella canzone su quella strada con le persone a cui vuoi più bene al mondo e in questo momento, te lo giuro, noi siamo infinito."
-Stefano

venerdì 14 febbraio 2014

S.O.S: DIPENDENZA DA SERIE-TV!

Buffy l'ammazzavampiri.
Non credo mai che esista una persona al mondo che possa con sincerità dirmi di non esser mai stato bloccato con una serie-tv o che in un qualsiasi momento della vita non si sia affidato totalmente ad una fiction, una di quelle con il protagonista che spacca lo schermo per permetterti di diventare un membro del cast a tutti gli effetti e di piangere e ridere con tutta la troupe sulla scena. A me è successo, con un numero così illimitato di serie-tv che prima di cominciare a scrivere il post ho dovuto stilare una lista per timore di dimenticarne qualcuna, eppure son certo di star per tralasciarne tante e tante perché dimenticate o forse conservate così bene nelle mie memorie da esserne geloso al punto di non volerle condividere con nessuno..
 La prima che mi viene in mente è Buffy l’Ammazza vampiri. Non so il perché sia la prima della lista, semplicemente è uno dei primi telefilm che mi abbia veramente preso come nessun altro. Ogni giorno dopo il pranzo non esistevo per niente e per nessuno, sognavo di ritrovarmi nel liceo di Sunnydale High insieme a  Xander, Willow e naturalmente la Cacciatrice più figa di sempre ad uccidere creature di tutti i tipi, combattere demoni e soprattutto infilzare vampiri. Per poco non ci restavo secco quando Buffy sacrifica la sua stessa vita per impedire al terribile dio Glory di portare a termine il suo piano di distruggere la terra.
"Willy il principe di BelAir" e " 8 sotto un tetto".
Troppo sangue, troppa tristezza e suspance. Ho sempre adorato le serie-tv molto impegnative e cariche di aspettativa, ma ho sempre ceduto al fascino della sitcom e negli anni ’90 lo scettro lo detengono “8 sotto un tetto” e “Willy il principe di Bel Air”. L’umorismo e la comicità di entrambe mi ricordano i pomeriggi quando, finiti i compiti, mi rilassavo a casa della nonna ridendo a crepa pelle sentendomi parte di quelle famiglie per certi versi anche bigotte ma piene zeppe di esilaranti gag. Un umorismo poco sottile, a tratti anche banale, ma unico nel suo genere.. Oggi riderei soltanto grazie a Scrubs
Scrubs.
Stiamo parlando della Sitcom più famosa e popolare di Mtv. Personalmente l’ho scoperta solo qualche anno fa, nel senso che prima avevo visto qualche episodio soltanto.. poi l’ho divorata. Direi che Scrubs sia.. un capolavoro. Sia perché in questo caso l’umorismo è molto più sottile e arguto ( non sempre, ma direi spesso) sia perché come una normalissima medical-drama ci mette con le spalle al muro davanti a delle verità spesso agghiaccianti di luoghi e gente comuni afflitte da malattie e situazioni poco piacevoli. Confesso che spesso è stato capace di commuovermi più di Grey’s Anatomy, e l’ultimo episodio della serie ( e mi riferisco all’ottava stagione, la nona per quanto mi riguarda non esiste) è stato capace di DEVASTARMI. Tutti noi dovremmo vedere Scrubs, perché è sicuramente una delle migliori serie prodotte negli ultimi anni.. Insieme a Lost, per esempio. Di cosa sto parlando? Chi non l’ha mai seguita starà pensando:
-Quella serie che vanno avanti e indietro nel tempo con acconciature e vestiti diversi? Ma come fanno poi se sono sempre sull’isola? -
E non sto scherzando: ho riportato quasi testualmente l’affermazione di un ragazzo in palestra. Lost, signori e signori, è magistrale. Il finale credo sia il rompicapo più interessante e intrigante e forse meno risolto della storia.
Lost ( Scena preferita).
IO credo di aver dato una mia personale interpretazione dello stesso, che prescinde dall’ovvio significato “cristiano” che gli è stato appioppato: per me, alla fine, ogni personaggio che dalla vita aveva avuto così poco, che per un motivo e per un altro aveva deciso di scappare e capitare ( forse nemmeno tanto per caso ) in un’isola deserta.. ha trovato nella stessa una famiglia, ha trovato l’amore, ha trovato un fratello, un padre.. Ha trovato la gioia, la serenità, e la pace. Quando finisce Lost, finisce un capitolo della vita, della vita di ognuno di noi. Anche questo è traumatico. Forse più traumatico della morte di George O’Malley, in Grey’s Anatomy: non è un caso se cito per la seconda volta la serie creata dalla folle Shonda Rhimes. In essa si impara presto a capire che la vita, cari lettori, non è facile. Anzi, è imprevedibile e piena di sorprese. In qualsiasi momento può arrivare una tempesta perfetta a distruggere l’ospedale dove per caso sta alloggiando il cugino della suocera della moglie della fidanzata che ha tradito la sorella del figlio del dott.Bollore o Stranamore o chicchessia. La vita è un casino, e un casino è anche la medicina. Da oggi, anche un semplice singhiozzo può essere letale..ma soprattutto fate attenzione alle fasciti necrotizzanti: si celano ovunque. Non fraintendetemi: io adoro Grey’s Anatomy.. ma è peggio del terremoto che ha devastato la casa dei Cohen a Orange County. 
E a proposito di terremoto e calamità naturali, vogliamo parlare di Walking Dead? No, non parliamone. Andatela a vedere, e di corsa. E non me ne frega nulla che siate delle signorine che odiano la vista del sangue e gli splootter: stiamo parlando di ARTE. E va visto..
Forse starete pensando che in un singolo post io vi stia parlando di troppe serieTv, e probabilmente avrete ragione.. la verità è che non siamo nemmeno all’inizio dell’elenco e rischierei di diventare troppo noioso e mi odiereste. Ecco perché ho deciso di chiudere il post in bellezza (e forse in qualche altro riaprire la parentesi “SerieTv” per parlarvi di tutte le altre che hanno accompagnato e tutt’ora accompagnano i miei momenti di svago e non solo) : How I Met Your Mother (HIMYM).
How I Met Your Mother.
Sicuramente è la più conosciuta e celebre serie degli ultimi anni, negli States è diventata praticamente un Cult in un ben che non si dica, e per me e parte della combriccola dei miei amici, un “must”.
NON potevo non parlarvene. Perché esattamente come Friends dieci anni fa, HIMYM parla di noi: dei problemi nel trovare un lavoro e l’anima gemella, nell’interagire con il gruppo di amici e di crescere insieme, cercare e trovare la strada giusta che prescinda dal passato e si proietti unicamente verso il futuro. HIMYM siamo noi, e non è un caso se tutti lo seguiamo e attendiamo con ansia la sua conclusione.. e quando finirà so già che mi accompagnerà quel terribile senso di vuoto che ci lascia sempre quando un’altra serie è finita: ci mancherà l’attesa del nuovo episodio, l’odio incommensurabile di quei minuti sprecati guardando uno spot pubblicitario, le meravigliosi canzoni e colonne sonore degli episodi preferiti, e l’attesa durante l’estate prima della prossima stagione.. Ma insieme al vuoto, ci resterà anche dentro qualcosa in più: la voglia di ricominciare con qualcosa di nuovo e magari migliore..
Io penso di potermi definire un serieTv-dipendente, e lo dico con fierezza e orgoglio. E non venitemi a dire che voi non siete affetti dalla stessa dipendenza perché non ci posso credere e viceversa mi dispiacerebbe per voi. TANTO.
-Stefano